Il marchio coreano di pneumatici dopo avere superato le problematiche delle gare invernali nelle sue prime uscite sulla terra ha superato brillantemente le prime prove di esame, superiore alle aspettative ha dimostrato un ottimo livello prestazionale dalle rally1 alle rally2, nonostante reazioni e comportamenti a cui adattare la guida.
L’esame più importante per le Hankook era quello sulle piste del Safari, un debutto sulla terra nella sua versione più dura e scassa macchine, tutto sommato è andata bene, anche se con qualche foratura di troppo. Prestazionalmente anche se era ancora più complicato del solito fare dei confronti attendibili, nelle due speciali finali con condizioni simili a quelle dell’anno passato, i tempi sono stati simili, con una manciata di secondi a favore delle prestazioni dell’anno passato. Oltre alle condizioni delle strade non bisogna dimenticare che si sta correndo con una vettura simile nelle sembianze, ma con meno potenza ma più leggera ed equilibrata. Un equilibrio nelle prestazioni è già emerso nelle gare invernali, a cambiare è il feeling trasmesso al volante, frenate allungate e meno precisione sulle linee (con un pizzico di deriva in più), ma una carcassa differente compensa quanto si perde. Ovviamente ci si deve adattare a una guida meno esasperata sportivamente, staccate ecc.., con reazioni più simili, “tra virgolette”, a quelle stradali. Al Safari, come nelle gare precedenti, sull’argomento pneumatici nessuno ha proferito parola, ma dietro alle quinte a bocce ferme in termini confidenziali qualcuno ha lamentato la mancanza di feeling, mentre Katsuta ha storto il naso per le troppe forature. Ad accentuare la mancanza di feeling ha contribuito una mescola dura giudicata troppo morbida, un giudizio probabilmente accentuato dal fatto di avere lasciato una mescola molto dura come quella Pirelli. Nessuno però ha finito le sezioni sulle tele, nonostante un fondo scassato e con tante pietre. Le forature sono state davvero tante, ed a metterci lo zampino potrebbe essere una spalla meno rigida, non è un caso i pneumatici desciappati non si sbrindellassero sfasciando i passa ruota. Ma a questo proposito va detto che in quelle condizioni limite un Evans molto più attento ha limitato i danni al minimo, non bisogna dimenticarsi che ci si deve adattare alle coperture di cui si dispone, e sia sulla terra che sull’asfalto Pirelli e Michelin hanno delle carcasse rinforzate, lontane anni luce dai prodotti stradali più sportivi. Sulla terra a maggio ci sarà la verifica finale sulla terra del Portogallo, un incognita solamente a metà perché sulle rally2 abbiamo già visto Sesks al Sierras de Fafe con la Fiesta, mentre in Italia il giovanissimo Johansson con la Fabia RS hanno corso con le Hankook staccando delle performance di tutto rispetto. Il pilota lettone a Fafe prima di ritirarsi era in lotta testa a testa con la Yaris di Meeke, una vettura di ultima generazione tra le più competitive del lotto. Nei primi due round CIRT a Foligno e in Val d’Orcia il diciannovenne Mille Johansson, alla sua terza e quarta gara al volante di una Rally2 ha ottenuto una quinta e una quarta piazza, sempre con meno di soli venticinque secondi di ritardo sulla testa della gara.