Nella sesta tappa da disputarsi in 48 ore da Shubaytah a Shubaytah con i suoi 572 Km di speciale tra le dune dell’Empty Quarter, a farla da padrona non è stata solamente la componente velocistica, le scelte tattiche si sono rivelate determinanti, meno importante rispetto al previsto la mancanza di assistenza.
La Dakar nel cuore del quartiere vuoto propone una nuova versione della tappa Marathon, due giornate di gara con 572 chilometri di speciale cronometrata da correre in quarantotto ore, senza assistenza e con uno stop serale che ha obbligato i concorrenti a fermarsi al bivacco più vicino, tra i sette predisposti sul percorso. La differenza più importante ancora una volta ha dimostrato di farla un percorso differente dalle moto, la mancanza di tracce sulla sabbia moltiplica le problematiche di chi parte per primo. La partita tattica in buona parte si è giocata nella tappa che precedeva la Shubaytah a Shubaytah, e con il suo ordine di arrivo decideva la starting list della 48 ore. La tattica di Nasser Al Attiyah di andare fortissimo, ed approfittare di chi ha rallentato nel finale per partire il più indietro possibile, non ha pagato il vincitore uscente. Prima di doversi fermare per un problema meccanico a pochi chilometri dal traguardo, pagava ben ventiquattro minuti a leader provvisorio Sainz. Lo Spagnolo come il suo compagno di squadra Peterhansel, negli ultimi quaranta chilometri della tappa cinque, hanno perso volontariamente cinque o sei minuti, mentre Loeb saltando un way point ne ha rimediati quindici di penalità e si è ritrovato a partire dalla settantesima posizione. L’uscita di scena per cappottamento del leader provvisorio Al Rajhi, ha sparato Sainz che in quel momento stava dominando la speciale, al comando della generale provvisoria. Con una ventina di minuti su Ekstrom e mezz’ora abbondante su Loeb. Anche se teoricamente al bivacco improvvisato i concorrenti non conoscevano la loro classifica provvisoria, vedere negli ultimi chilometri affrontati il venerdì Loeb andare via con il solito passo, e le due Audi perdere cinque e dieci minuti da l’idea di una squadra che cambia il suo atteggiamento tattico. Conscia di avere la gara in mano, ed anche se il vantaggio non è enorme saggiamente è andata in modalità controllo. Rallentare ha pagato sia Sainz che Loeb, anche se saltare il way point è stata una scelta poco credibile, più realistico non essere andato a cercarlo una volta che si è reso conto di averlo saltato. Una versione della Marathon che si è rivelata molto interessante, e probabilmente duecento chilometri in più renderebbero la seconda giornata ancora più avvincente.