Tre speciali da mandare giù tutte di un fiato, troppo brevi per potere dare una speranza a chiunque, e men che meno a lumachina Hirvoinen. Una passeggiata trionfale per sua maestà Ogier, che per non sbagliarsi incamera anche la power stage.
Il Portogallo di Ogier è stata una tesi di laurea per una cattedra in ragioneria inappuntabile. Con una frazione iniziale affrontata con circospezione, troppe insidie rapportate ad un tracciato che non poteva fare troppa differenza. Mentre nel secondo round ha preso il suo passo solito quello del rullo compressore, che però sa galleggiare appena sotto la soglia di rischio. Mentre la frazione domenicale non poteva essere altro che l’atto di riscossione della ipoteca messa sul successo finale. Alle sue spalle Mikko fa la stessa cosa, correndo tenendo d’occhio solo Ostberg (suo diretto inseguitore), che prova a forzare per mettere sottopressione il capitano della M-Sport ma a cui risponde in maniera autorevole mettendo a freno le velleità del Norvegese. Medaglia di legno per un altro giovane vikingo, Andeas Mikkelsen che scavalca Solberg ed approfitta del KO tecnico della Hyundai i20 di Sordo che si ferma nel primo trasferimento per il cedimento di un semiasse. Un brutto colpo per la squadra di Alzenau che proprio con lo Spagnolo ha evidenziato ottimi progressi.