Alla scoperta della storia delle vetture del Trophee Andros e delle quattro ruote sterzanti.
A metà degli anni novanta, quando il Trophee Andors ha vissuto il suo boom che in Francia ha trasformato il ghiaccio da una disciplina minore, ad una in grado di tenere banco in quei due tre mesi dove i motori rombano soltanto nelle sale dei banchi prova. Oppure in qualche sporadica passerella come la 24 ore di Chamonix. Da allora di disgeli ne sono passati una ventina, e quindi l’evoluzione è andata avanti, addirittura si è passato da una generazione di vetture le T3F, a quella delle Shiluette. Ma da allora a differenziare, e soprattutto a moltiplicare le prestazioni di quelle vetture è stato il sistema delle quattro ruote sterzanti. Un alchimia che è stata tentata anche nei rally da Mitsubishi, ma con scarsi risultati, mentre il ghiaccio è stato in grado di esaltare le quattro ruote sterzanti. Le ragioni di questo successo sono principalmente due: innanzitutto il fatto che sul ghiaccio per andare forte bisogna guidare di traverso, ed avere il treno dietro che aiuta nel dare direzionalità è un vantaggio non indifferente. La seconda è quella che si corre su dei circuiti che a stento superano il chilometro, quindi si è riuscito a sviluppare un sistema meccanico con diverse regolazioni fisse che coprono le esigenze di ogni circuito, a secondo delle caratteristiche di questo. Niente elettronica o sistemi a gestione complessa, ma una semplice scatola dove prima di partire si sceglie per mezzo di una camme quale è il grado di sterzata ed il momento di nel quale si devono cominciare a muovere le ruote posteriori. Il primo a portare in gara una vettura a quattro ruote direttrici fu Marcel Tarres, con una BMW fatta nelle sue officine.